Negli ultimi decenni la cittadina di Piuro, chiamata anche la “Pompei delle Alpi”, sepolta dalla frana del 1618 con i suoi mille abitanti, sta in parte riemergendo grazie alle campagne di scavi archeologici. Il 2023 è stato un anno proficuo per Piuro e la sua storia. Merito dell’Associazione italosvizzera per gli scavi di Piuro, che ha dato un prezioso contributo alla valorizzazione di questo patrimonio. Gli scavi e le ricerche condotti dal gruppo del professor Fabio Saggioro, Dipartimento di Culture e Civiltà dell’Università di Verona, hanno portato alla luce, tra ottobre e novembre, nel sito conosciuto fino ad oggi come “Cantina del Piöcc”, il sedime di un importante palazzo con le sue pertinenze terrazzate a giardino, aiuole in pregiata muratura e un porticato pavimentato con grandi lastroni in pietra. L’area è stata individuata come appartenente al palazzo dei Fratelli Jacob e Gio. Bavéle, già indicata nelle stampe dell’epoca e collocata ad ovest di Palazzo Belfòrt. Siamo al limite del deposito di frana: Palazzo Bavéle è stato interamente sepolto e distrutto, il vicino Palazzo Belfòrt è andato solo in parte distrutto dallo spostamento d’aria della frana scesa alla velocità si calcola di 160-180 km/h.
Nell’accumulo dei detriti del palazzo nobiliare dei fratelli Bavéle sono stati rinvenuti vari elementi di pietra riconducibili a davanzali e balconi, insieme ad una colonna in granito di quasi due metri di altezza. In pietra ollare, oltre ai classici “bottoni”, sono state trovate due “pigne” di pregevole fattura ad ornamento del camino. Diversi i pezzi di un portale interno in pietra arenaria proveniente dalla Toscana, scolpiti secondo stilemi rinascimentali. Fra questi ultimi si distingue per eleganza una mensola con un volto femminile incorniciato da una capigliatura fluente con tre fiori posti simmetricamente. Una curiosità particolare di palazzo Bavéle è quella di aver individuato i vani usati quali servizi igienici interni all’edificio, cosa molto rara per i tempi, a dimostrazione di soluzioni igieniche d’avanguardia già presenti nel Cinquecento a Piuro. I numerosi frammenti di stucchi decorativi, le ricercate pavimentazioni, la qualità delle finiture riservate alle murature delimitanti le aiuole e le pertinenze esterne, evidenziano l’alto livello dell’edificio. Sicuramente un palazzo elegante e riccamente allestito, le cui esatte dimensioni sono ancora da stabilire e che vanno ben al di là di una modesta cantina fortunosamente raggiunta una sessantina di anni fa da un intrepido piurasco conosciuto col soprannome di “Piöcc”. Nuovi pannelli didascalici, posizionati a lato della ciclabile che porta al sito archeologico, permettono oggi ai visitatori di comprendere meglio l’insieme architettonico di questa area e particolari emersi.